domenica 30 marzo 2014

TASI: ATTESA PER LA NUOVA STANGATA

“ICI e TARSU, IMU, IUC e TASI, sono nomi ormai funesti a cui gli italiani ribattono a suon di Gasp, Gulp e soprattutto Sigh!”



Cambia il nome, ma non la sostanza, sulla falsariga seguita dai partiti da oltre quattro lustri; in principio fu ISI, imposta straordinaria sugli immobili facente parte del pacchetto di prelievi fiscali varati dal governo Amato per risanare i conti pubblici all’indomani degli scandali finanziari che portarono a Tangentopoli. Già alla fine di quell’anno l’imposta venne confermata e mutò denominazione da ISI a ICI, imposta comunale sugli immobili, divenendo in breve tempo una delle maggiori fonti di finanziamento dei Comuni italiani. Passata attraverso svariate riduzioni e pseudo abolizioni, l’ICI sulla prima casa venne sostituita nel 2011, su iniziativa del governo Berlusconi IV, che scaltramente lo inserì all’interno del decreto legislativo per l’attuazione del federalismo fiscale, decretandone l’entrata in vigore nel 2014. L’intenzione di lasciare questa patata bollente al nuovo governo venne vanificata però dalla caduta del Cavaliere. Lo sfacelo delle finanze dello Stato era però tale che il governo Monti dovette anticipare l’ingresso dell’IMU al 2012, suscitando sdegnate e demagogiche reazioni proprio tra coloro che materialmente partorirono il nuovo balzello. 

sabato 29 marzo 2014

Abbiamo ancora, in Italia un Presidente?, abbiamo ancora un governo che tutela i diritti dei cittadini italiani? ... sembra proprio di no!


Si e’ sempre detto che il nostro Governo abbia un “timore riverenziale” nei confronti degli USA ,ma questa ultima notizia della richiesta fatta ad Obama nella conferenza ufficiale con la Stampa Italiana ed Internazionale, di occuparsi di 3 Cubani detenuti negli USA…sa di beffa!
Che nessuno dei titolati giornalisti delle varie TV che da anni seguono il caso si sia azzardato a menzionare o meglio di chiedere di dare (o far dare), una occhiata al caso di Chico Forti, cittadino italiano che e’ rinchiuso da 14 anni a Miami e condannato all’ergastolo per un delitto che non ha assolutamente commesso, e’ uno sputo in faccia alla nostra lotta per riuscire a far riconoscere la innocenza di Chico Forti.
Il tanto vantato aiuto diplomatico che ci viene pubblicamente offerto dai vari ministri che stanno rotando da tempo, si e’ rivelato come inesistente perche’ questa era la occasione buona per almeno far sapere che questo caso di Chico Forti e’ un caso di ingiustizia che e’ sentito da tantissimi italiani e che desideriamo che gli USA pongano la loro attenzione.

Solo con l’interesse del Governo ad un suo cittadino qualcosa si potra’ muovere e qui abbiamo ancora provato che, per qualche ragione a noi sconosciuta, il nostro Governo non vuole aiutare Chico nella maniera piu’ rapida , semplice ed economica che e’ la diplomazia, facendo sapere agli USA che vogliamo che il nostro cittadino abbia una chance per far rivalutare un processo che ha fatto acqua da tutte le parti. Tempo fa , intervistato da una grande catena TV USA sul caso di Chico Forti. mi e’ stato commentato… "Perche’ chiedere il nostro aiuto per un vostro cittadino se il vostro Governo non da cenno di interessarsi minimamente a lui? " .. Era 3 anni fa.. la situazione non e’ cambiata.. ! Non avere il supporto diplomatico in una battaglia come quella di cercare di riaprire negli USA un processo che e’ teoricamente chiuso, e’ come mandarci in inverno in Russia in Guerra da soli con le scarpe da tennis e con le cerbottane…

venerdì 28 marzo 2014

ORA BASTA! LI VOGLIAMO SUBITO A CASA.



Illustrissimi: Presidente della Repubblica Italiana 
Ministro degli Affari Esteri 
Ministri del Governo Renzi 
Organi di Stampa e Tv

Nova Milanese, 25 marzo 2014
Chi Vi scrive, è un gruppo di Italiani, sconosciuti tra loro e sconosciuti ai Vostri occhi. A dal loro voce, la scrivente Marianna Delrio membro del Club degli incazzati - su twitter. Siamo quegli stessi Italiani, a cui fate promesse che spesso non riuscite a mantenere. Professionisti, operai, studenti, casalinghe e disoccupati… insomma, gente comune. A nome di queste persone sono a chiederVi un incontro (improbabile), un dialogo (possibile), una risposta (doverosa). La domanda, o meglio, la richiesta è quella di porre fine alla prigionia del nostri due Marò: Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. C’è chi li ritiene colpevoli, noi crediamo nella loro innocenza, ma è giusto - se un dubbio esiste – che vengano processati in modo equo e dignitoso, cosa che non potrà di certo avvenire in India, un paese che sta sfruttando questa intera vicenda , in previsione delle loro imminenti elezioni. Ogni soldato deve essere processato nel proprio paese, oppure se il caso lo richiede, da un tribunale internazionale… perché i nostri fucilieri devono essere processati in India? Perché sottostiamo ai loro giochetti ricattatori e restiamo in balia di una giustizia che non fa altro che rimandare di udienza in udienza. Vogliano sottolineare che l’India adotta due pesi e due misure? Raccontiamo a chi non ne è a conoscenza che decine di soldati indiani(Caschi Blu), hanno stuprato in Congo, e non solo, donne e bambini/e? E che l’India ha preteso fossero processati nel proprio paese? Con un esito esiguo di 3 o 4 condanne e dei semplicissimi richiami disciplinari!!! Quelli si che furono dei veri e propri atti criminale, di violenza volontaria, premeditata e senza alcuna giustificazione. ORA BASTA!!!! Troppo parole sono state dette, troppe promesse non mantenute, troppe foto scattate con strette di mano e sorrisi. Ma a conti fatti? Oggi siamo a 766 giorni in India per Salvatore e Massimiliano. Aspettiamo il prossimo rinvio??? Siamo amareggiati, perché sembra che la dignità dei nostri soldati e del nostro stesso Paese, valgano meno di tutto il resto del mondo. Abbiamo intenzione di diffondere questa lettera con ogni mezzo a nostra disposizione e condividerla con chi la pensa come noi, speriamo vogliate accogliere questo appello sincero e sentito, non dateci ancora una volta l’impressione che nonostante ogni sforzo, nulla possa cambiare nella nostra Italia, e che una soluzione immediata non possa esistere. Io amo il mio Paese, e credo in chi, senza gloria ed in modo anonimo, lo difende giorno dopo giorno, a costo della propria vita. Ora tocca a noi difendere i nostri Eroi e non lasciarli soli. Con umiltà e senza alcuna pretesa, attendiamo una risposta concreta a questo appello, non per me, che no sono nessuno, ma per Salvatore, Massimiliano e le loro famiglie!!! Loro si che a hanno il diritto ad un’azione risolutiva e decisiva. Vi ringrazio per la vostra attenzione, mi scuso per eventuali errori… non sono certo una scrittrice, e porgo distinti saluti.

Marianna Delrio Club degli incazzati Gli Italiani che non mollano i Marò



Metropolitana, De Luca in un video: “Fra tre giorni chiude la metro. Caldoro perchè non dici niente?”



Torna ad usare facebook il sindaco De Luca e lo fa con un altro video d’attacco alla Regione Campania sulla questione Metropolitana ed il giorno dopo le spiegazioni di Vetrella. “Fra tre giorni – dice De Luca – chiude la metropolitana di Salerno: 7mila persone saranno private di un servizio essenziale. Possibile che il Presidente della Regione non dica niente di fronte alla chiusura di un servizio di tale importanza?”
Martedì si chiude un servizio che veniva offerto a 7mila persone al giorno, molte anche provenienti da fuori Salerno. Una Regione seria e un Presidente serio, con un briciolo di dignità politica, dovrebbe fare l’impossibile per garantire la continuazione di un’opera per la quale abbiamo dato l’anima e per la quale il Comune di Salerno ha investito 1,6 milioni. È  un atto di delinquenza politica perché il trasporto pubblico locale è a carico della Regione, perché la regione riceve dallo Stato 550 milioni, 150 dei quali sono destinati a Trenitalia per il trasporto ferroviario.

mercoledì 26 marzo 2014

Le pressioni del clan Formigoni per condizionare gli appalti expo. La finanza: Sala non irreprensibile



Atto d’accusa contro l’ad. Quei tentativi di favorire l’Impregilo.
MILANO — Pressioni politiche per pilotare il principale appalto dell’Expo 2015, quello relativo alla cosiddetta “piastra”, l’infrastruttura di base su cui saranno edificati i padiglioni dell’Esposizione. Una gara guastata da ombre e comportamenti illeciti che coinvolgono direttamente gli uffici e gli uomini più vicini all’ex governatore Roberto Formigoni, ma anche l’azienda che quell’appalto si è aggiudicato. L’indagine che giovedì scorso ha decapitato i vertici di Infrastrutture lombarde (Ilspa), fa intravedere possibili sviluppi clamorosi. In un corposo rapporto del Nucleo di polizia tributaria — agli atti dell’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex direttore generale Ilspa, Antonio Rognoni, e di altre sette persone — si scopre come nei momenti topici dell’assegnazione degli appalti ci siano state pressioni dirette e vorticosi giri di informazioni teoricamente riservatissime per privilegiare aziende nell’assegnazione di lavori da centinaia di milioni di euro.

“DIRETTIVE POLITICHE”
Bisogna tornare indietro all’estate di due anni fa, quando la Mantovani Spa di Mestre sta per aggiudicarsi uno dei lavori più ricchi in vista dell’appuntamento del 2015. È questo il momento che gli investigatori definiscono di «evidente illegalità », in cui «le asserite direttive promanate da ambienti politici hanno rivestito un ruolo determinante ». I detective fanno anche i nomi di chi, proprio nel luglio di due anni fa, ha tentato di pilotare i lavori. «Gli elementi indiziari convergono univocamente nell’intervento su Rognoni del Sottosegretario alla Regione Paolo Alli (allora con delega proprio all’Esposizione, ndr), nel momento culminante della vicenda». L’appalto principe è quello sulla cosiddetta «piastra», il perno dell’intero progetto, la sua principale «ossatura », che verrà completata in diverse fasi partendo da Est (l’area più vicina a Milano) verso Ovest e che è composta di tre elementi principali.

martedì 25 marzo 2014

Il lavoro secondo Renzi: precari per scelta, per necessità e per sempre

Dal 21 marzo il decreto lavoro della coppia Renzi - Poletti è in vigore. E c'è davvero poco di cui gioire



Come vi abbiamo raccontato, la rivoluzione di Matteo Renzi sul mondo del lavoro per il momento si è fermata ad un decreto che ha provocato un vero e proprio terremoto di reazioni. Già, perché nell’attesa di vedere nero su bianco il testo completo dell’ormai “leggendario” Jobs Act (che Renzi aveva anticipato quando a Palazzo Chigi ancora soggiornava Letta, riproponendolo poi alla Camere durante il dibattito sulla fiducia e promettendo poi di presentarlo in tempo per l’incontro con la Merkel), quello che abbiamo è il decreto frutto della collaborazione con il ministro del lavoro Poletti. Un decreto che propone alcune innovazioni e cambiamenti ai contratti a progetto, lascia immutata la “giungla dei contratti”, non contiene aperture al fantomatico “contratto unico a tutele crescenti” (su cui sembrava in un primo tempo orientato Renzi), ripercorre alcune controverse misure di Elsa Fornero e prova a fare ordine sulla dibattutissima questione dell’apprendistato. Sempre nell’attesa di capire cosa combinerà il Governo con la legge delega per la riforma degli ammortizzatori sociali (questione almeno di pari importanza), a sorprendere è il modo in cui è stato accolto il provvedimento della coppia Renzi – Poletti.

domenica 23 marzo 2014

Gare a Natale: così si vince l'appalto con Formigoni

Inserimento nel bando in appena tre giorni e studi legali già consulenti o avvocati del Celeste


C’è una zona grigia nell’inchiesta che sta facendo tremare l’Expo 2015, dopo l’arresto dell’ex direttore generale di Infrastrutture Lombarde (Ilspa) Antonio Rognoni. E’ quella dove si mischiano la politica di centrodestra, tra Forza Italia e Comunione e Liberazione, e il sistema cooperativo vicino al centrosinistra, dove ex magistrati e avvocati esperti di project financing ottengono favori e trovano spazio nelle maglie del potere amministrativo e della pubblica amministrazione, tra grandi opere infrastrutturali e presunti appalti truccati. La parte centrale dell’inchiesta del pm Alfredo Robledo riguarda infatti gli studi legali che hanno affiancato la Ilspa nella gestione delle commesse di infrastrutture milionarie, nella gestione di assistenza e supporto alle «Concessioni Autostradali», come la Bre.Be.Mi, la Pedemontana, la Tem o anche ospedali e la ristrutturazione della villa reale di Monza. 
Stiamo parlando di appalti da centinaia di milioni di euro, dove l’assistenza legale e di consulenza poteva fruttare fino a 400mila euro e - secondo i magistrati- il prezzo del lavoro veniva concordato «a tavolino» prima ancora dell'indizione della procedura di aggiudicazione. Secondo quanto scrive il Gip, infatti, Rognoni aveva deciso di bruciare i tempi alla fine del 2011 e affidarsi ad avvocati fidati, molti dei quali avevano già avuto a che fare con la regione Lombardia o con lo stesso Formigoni. Per questo motivo «l’avviso pubblico di affidamento di incarichi legali» fu pubblicato il 28 dicembre, con la formalizzazione degli incarichi il 12 gennaio, appena sedici giorni dopo, «nel pieno delle festività natalizie, periodo nel quale» annota il Gip «generalmente, gli studi professionali svolgono un’attività limitata». In pratica in soli tre giorni, calcolando le festività, sono state risolte tutte le formalità di rito necessarie per iscriversi all’elenco dei professionisti per poi essere convocati alle procedure di negoziazione.

C’ERA UNA VOLTA IL SENSO DELLO STATO


Chi ha l’età, e la voglia per guardare a ritroso nel tempo, in questo paese farà fatica a trovare coerenza e consecuzione logica in molte scelte di politica economica.
Un terreno tra i più scivolosi è il tema della partecipazione pubblica nell’economia. In nessun paese come in Italia ha fatto così sfacciatamente comodo tenere aperto il dibattito ottocentesco tra Stato e Mercato,  stimolando menti eccelse e dissimulando elegantemente la sostanza di saccheggi pubblici.
C’erano una volta grandi beni pubblici, banche, industrie. Pensate, addirittura c’erano banche che prestavano soldi e industrie che investivano nello sviluppo del paese!
Ma le menti eccelse del paese, e quelle di tutte le merchant che parlano inglese, erano preoccupate. La proprietà pubblica non assicurava sufficiente professionalità, trasparenza e concorrenza. Servivano università, istituti di ricerca e convegni per emancipare l’Italia verso le liberalizzazioni e le privatizzazioni. Evviva, l’Italia si modernizza, ma da sola poveretta non ce la fa, ci vogliono le banche e fondi esteri ad aiutarla.  Se c’è da dar una mano a comprare le azioni di Enel, Terna o Eni loro ci sonograzie a dio. Però ci vogliono tanti soldi e i fondi son bravi ad averli. Mi viene già il sospetto che una grossa fetta gli arrivi dai risparmi degli Italiani, ma congeliamo la curiosità per il momento.

Renzi e il trucchetto del Premier per farsi pagare la pensione dallo stato

Lo stesso giochino ha portato la procura di Ravenna a indagare l’ex ministra Josefa Idem per truffa aggravata: farsi assumere alla vigilia di un’elezione da un’azienda ‘amica’, così che tocca allo Stato pagare i contributi - Renzi prima di diventare presidente di provincia, come scrive LiberoQuotidiano, era un co.co.co. (senza versamenti). Poi papino l’ha reso dirigente



Martedì le agenzie hanno rilanciato la notizia dell'iscrizione da parte della procura di Ravenna sul registro degli indagati dell'ex ministro Josefa Idem e del marito-allenatore Guglielmo Guerrini per truffa aggravata. A dicembre i due hanno ricevuto un avviso di chiusura indagini in merito a una vicenda rivelata da Libero l'anno scorso. Idem è indagata per circa sei mesi di lavoro da assessore distribuiti tra il giugno 2006 e il maggio 2007. Per l'accusa il marito l'aveva assunta nella sua società poco prima della nomina, trasferendo al Comune l'onere del pagamento dei contributi previdenziali. Una piccola astuzia che sembra spopolare tra i politici e che avrebbe fatto incassare alla Idem 8.642 euro di «marchette ».

Ma ora il gioco si fa duro e l'accusa di truffa aggravata, per cui è prevista una pena sino a 5 anni, rischia di agitare il sonno di molti amministratori pubblici che per anni hanno banchettato grazie al Testo unico sull'ordinamento degli enti locali. Certo la cifra ottenuta dalla Idem è modesta se confrontata con i 35 mila euro di contributi annuali minimi (17 mila per l'Inps e 18 mila per i fondi previdenziali e assistenziali) a cui ha oggi diritto, in base al contratto nazionale, un dirigente del commercio.

giovedì 20 marzo 2014

Forte: il bluff di Renzi copre le colpe della Germania



Intervista a Francesco Forte

“Non diamo all'Europa il nome delle nostre paure, non è colpa dell'Europa se in questi anni non siamo stati in grado di fare le riforme”, parola di Matteo Renzi. Il presidente del consiglio è intervenuto al Senato in vista del prossimo Consiglio europeo. Reduce dall’incontro con Angela Merkel, Renzi rassicura circa il rispetto del vincolo del 3% tra deficit e Pil e alza l’asticella: “Il nostro orizzonte però è un'idea di crescita che porta l'Ue a dover fare una riflessione più approfondita sulla mancanza di crescita in Europa”. Ma per Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze, il problema è alla base, ed è quest’Europa trainata da una Germania egoista.

Italia ed Europa: siamo davvero sullo stesso piano come dice Renzi?
Non si capisce bene di quale Europa si parli. Se lui parla dell’Europa di Angela Merkel è una brutta notizia. Il problema gravissimo attuale è che la linea di politica economica sostenuta dalla Cancelliera (e dai socialdemocratici tedeschi) è completamente insensata. Renzi sbaglia moltissimo ad andare a mercanteggiare i punti tra Pil e deficit pubblico - cosa che tra l’altro ci danneggerebbe, visto che ci indebiteremmo -, quando c’è un’anomalia di fondo in questa politica economica dettata dalla Germania, che azzoppa quella continentale.  Invece…

martedì 18 marzo 2014

La trappola del Fiscal compact

Per mezzo dell'invenzione del bilancio strutturale, l'Europa è condannata all'austerità permanente. [Thomas Fazi]



Si parla tanto del Fiscal Compact ma pochi sanno come funziona veramente. E non solo in Italia. Nei corridoi di Bruxelles la voce che gira è che il testo completo del patto "l'hanno letto in 10 e capito in 3". Quanto c'è di vero, dunque, su quello che si sente in giro?

Tanto per cominciare, c'è da dire che il Fiscal Compact di nuovo introduce molto poco. Il testo poggia in buona parte sul Trattato di Maastricht (1991) e sul Patto di stabilità e crescita (1999) - le tavole su cui sono incise le sacre regole di bilancio dell'Ue -, e poi riprende e integra un insieme di disposizioni proposte dalla Commissione nel periodo 2010-11 e per la maggior parte già adottate dal Consiglio e dal Parlamento europeo, come il Patto per l'euro e in particolare il six-pack e il two-pack.

Com'è noto, il Trattato di Maastricht - successivamente rafforzato dal Patto di stabilità e crescita - si componeva di due "regole d'oro":

Il divieto per gli stati membri di avere un deficit pubblico superiore al 3% del Pil. Questo limite risultava l'unico soggetto a sanzioni in caso di mancato rispetto: la Procedura per deficit eccessivo (Pde) obbligava i paesi "in difetto" a intraprendere unapolitica di restrizione fiscale e a rendere conto delle sue decisioni in materia di spesa alla Commissione e al Consiglio e infine, eventualmente, a pagare una sanzione.

Il divieto di avere un debito pubblico superiore al 60% del Pil. Superato questo limite, i paesi "in difetto" dovevano avviare delle politiche correttive. Ma questo vincolo non prevedeva procedimenti sanzionatori.

I pacchetti di regolamenti six-pack e two-pack - entrambi approvati dal Parlamento Europeo - hanno poi introdotto nell'ordinamento europeo l'obbligo del "pareggio di bilancio strutturale" e la sorveglianza multilaterale sui bilanci degli stati membri (che in futuro avranno l'obbligo farsi pre-approvare le finanziarie dalla Commissione).

Di fatto, quello che fa il Fiscal Compact è estendere, rafforzare e radicalizzare la normativa esistente (a partire dal Patto di stabilità e crescita), e istituzionalizzare su base permanente il "regime di austerità" che è stato imposto in Europa in seguito alla crisi.

Prelievo alla Fed senza precedenti: 104mld di $


Chi è il sospettato? Gli esperti concordano: la Russia. Dove sono finiti tutti questi soldi? In qualche off-shore, o nella Banca Centrale Russa? O, chissà, in Cina? 



E Putin, con un'altra mossa molto tempestiva, anticipa le incombenti sanzioni americane.

Bloomberg rivela che, nel corso della settimana, la Federal Reserve americana ha registrato un "prelievo" senza precedenti in tutta la sua storia: esattamente 104 miliardi di dollari.

Il precedente record si limitò a 32 miliardi di dollari, alla metà dell'anno scorso.

La Federal Reserve è il luogo in cui tutte le banche centrali occidentali custodiscono i certificati di credito emessi dal Ministero delle Finanze USA. Si tratta, in sostanza del debito estero americano, che rimane in custodia in America.

Qualcuno, ora, ha deciso di rompere la regola. Chi è il sospettato? Tutti gli esperti concordano: la Russia.

Dove sono andati a finire tutti questi soldi? In qualche off-shore, oppure nella Banca Centrale Russa? O, chissà, in Cina?

sabato 15 marzo 2014

Quando si dice coeRenzie!

La coerenza di Matteo Renzi in questo post del giornalista Andrea Scanzi su Facebook: 



Matteo Renzi non mente mai. Antologia breve, a cura di Marco Travaglio: 

"Noi vogliamo che il governo arrivi alla fine del proprio percorso con convinzione e saremo i più leali a dare una mano al tentativo di Enrico Letta" (24 novembre). 

"Da mesi leggo sui giornali che Renzi vuole il posto di Letta: se avessi ambizioni personali, avrei giocato un'altra partita, non mi sarei messo a candidarmi alla segreteria del Pd" (3 dicembre). 

"Voglio cambiare l'Italia, non cambiare il governo". "Punto a far lavorare il governo, non a farlo cadere. Enrico ci ha chiesto un patto di coalizione e io sono d'accordo" (10 dicembre). 

"Tutto il Pd aiuterà Enrico nel semestre di presidenza europea" (15 dicembre). 

"Per il 2014 il Premier è e sarà Enrico Letta" (22 dicembre). 

"Nessuna intesa tra Letta, Alfano e me. Non voglio assolutamente essere accomunato a loro, integrato come in uno schema: io sono totalmente diverso, per tanti motivi. Ma non ho alcun interesse a mettere pedine e scambiare caselle" (29 dicembre). 


"Enrico non si fida di me, ma sbaglia: io sono leale" (12 gennaio). 

"Il governo Letta deve lavorare per tutto il 2014" (13 gennaio). 

"Creiamo un hashtag 'enricostaisereno', nessuno ti vuole prendere il posto, vai avanti, fai quel che devi fare, fallo" (18 gennaio). 

Interessi diversi? qui interviene subito mentre per i "marò" silenzio di tomba!

F35, Napolitano interviene per bloccare il diritto di scelta del Parlamento

Il capo dello Stato ha inserito tra i punti all'ordine del giorno del prossimo Consiglio supremo di difesa le "criticità relative all'attuazione della Legge 244", che assicura ai parlamentari il potere di controllo sulle spese militari. Oltre al danno arriverebbe la beffa: maxi penale in arrivo se non si rinuncerà ai cacciabombardieri Usa



Giorgio Napolitano prepara un nuovo colpo di mano a difesa degli F35, rischiando di scatenare un grave scontro istituzionale con il Parlamento. Dopo le insistenti voci circolate nei giorni scorsi sul possibile taglio all’acquisto dei cacciabombardieri americani per recuperare risorse finanziarie da destinare al “Piano Renzi” (voci che hanno fatto molto innervosire i nostri generali e gli americani), il presidente della Repubblica ha convocato per mercoledì prossimo il Consiglio supremo di difesa mettendo all’ordine del giorno le “criticità relative all’attuazione della Legge 244″. Tradotto: non è il caso che il Parlamento, come previsto da quella legge approvata nel 2012, abbia potere di controllo sulle spese della Difesa.
Questo diktat presidenziale era già calato lo scorso luglio, all’indomani dell’approvazione dellemozioni parlamentari che, proprio in virtù dell’articolo 4 della legge 244, istituivano un’indagine conoscitiva sulle spese militari in generale e sugli F35 in particolare. Allora i parlamentari reagirono con fermezza, in particolare il capogruppo Pd in commissione Difesa, Giampiero Scanu, che parlò di un intervento fuori luogo, non essendo competenza del Consiglio supremo di difesa sollevare obiezioni su una legge del Parlamento, controfirmata tra l’altro dal presidente della Repubblica.

mercoledì 12 marzo 2014

Casta - Palazzo Chigi, tutte le spese e gli sprechi

Un budget di 3 mld, 18 centri di spesa e 3.899 dipendenti. Il Palazzo è un buco nero. Ora tocca a Renzi trasformarlo.

Lo studio del Presidente del Consiglio

La promessa ritorna a ogni cambio di governo e anche Matteo Renzi, che della lotta all'inefficienza della pubblica amministrazione ha fatto una cifra caratterizzante della sua narrazione politica, non si è sottratto al rito della dichiarazione, annunciando di voler trasformare la presidenza del Consiglio in una casa di vetro. Il primo banco di prova per misurare la concretezza e la coerenza del nuovo esecutivo saranno dunque proprio la gestione e la riorganizzazione di palazzo Chigi.
UNA MACCHINA ELEFANTIACA. Ad oggi, più che una cabina di regia trasparente e razionale, la presidenza del Consiglio è una macchina elefantiaca e costosa, con una pianta organica sovradimensionata rispetto a quella di Downing Street o dell'Eliseo, un budget superiore a quello di cui dispongono i gabinetti di governo delle democrazie occidentali, dipartimenti che spesso si sovrappongono nelle funzioni e una pluralità di centri di spesa che rende difficile anche solo il monitoraggio delle uscite.
20 MILA EURO PER LA MINERALE. Persino Carlo Cottarelli, che di bilanci da riorganizzare ne ha visti un bel po' nella sua carriera, ha strabuzzato gli occhi prendendo in mano il rendiconto finanziario 2013: 14.374 euro dati alla Legio XIII American Football per il progetto «Latin America Stars & Stripes», 20 mila investiti in acqua minerale, 2.181 per il «noleggio lenzuola» e altre costi che si perdono in mille rivoli.
Anche solo avere una fotografia chiara della situazione è affare complicato. Quanto costano palazzo Chigi e le strutture a esso collegate? Quanti dipendenti ha? Di quante risorse dispone e come le investe?

martedì 11 marzo 2014

L’Italia non ha più una politica estera


Questa è sfiga! Maledettissima sfiga. È da un po’ che a noi italiani non ne va dritta una. Abbiamo atteso con grande trepidazione gli esiti della seconda conferenza internazionale sulla Libia nella sincera e convinta speranza che dalla Farnesina venisse fuori una decisione concreta per la stabilizzazione di quel Paese, completamente sfuggito a ogni controllo e preda della più assuluta anarchia. Invece, niente.

Abbiamo un problema gigantesco di sicurezza alle porte meridionali della nostra penisola, costituito dall’ammassarsi di uomini e armi del terrorismo jihadista nella zona costiera della Cirenaica e in parte della stessa Tripolitania. Le notizie che giungono direttamente dal “terreno” raccontano di un Paese completamente preda delle milizie locali che sono bande organizzate su base tribale-religiosa, composte di criminali della peggiore specie, pronte a compiere il salto di qualità nella strategia di ricatto del nemico occidentale.

Marò, unanimità dei Gruppi alla Camera sull'ordine del giorno Vito



 11/03/2014 - Il Presidente della Commissione Difesa della Camera dei deputati, Elio Vito, è il primo firmatario di un ordine del giorno sul decreto-legge missioni internazionali, sottoscritto questa mattina, oltre che dal presidente della Commissione affari esteri, Fabrizio Cicchitto, dai vicepresidenti delle due Commissioni, dai relatori e da tutti gruppi. Presentato nell'imminenza dell'avvio dell'esame del decreto-legge di rifinanziamento delle missioni internazionali per il primo semestre 2014 da parte dell'Assemblea della Camera, l'ordine del giorno è il seguente: "La Camera, ritenuto inaccettabile e del tutto contrario alle norme del diritto internazionale e del rispetto dei diritti della persona umana il fatto che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone siano da oltre due anni trattenuti ingiustamente in India, senza alcun capo d'accusa, per una vicenda scaturita da un incidente accaduto in acque internazionali, mentre erano nell'espletamento di funzioni ad essi attribuite e normativamente disciplinate, anche sul piano del diritto internazionale; considerato che la futura partecipazione italiana alle missioni internazionali antipirateria dovrà essere valutata anche in relazione al concreto sostegno all'Italia ed al contributo fattivo per la positiva risoluzione del caso che daranno le Nazioni Unite, la Nato, l'Unione Europea, oltre che in relazione all'evolvere stesso della vicenda giudiziaria indiana; richiamato l'Ordine del Giorno n. 9/1670/A-R/1 approvato all'unanimità dall'Assemblea il 4 dicembre 2013; ricordata la missione in India svolta il 27-28 gennaio scorso dalle Commissioni Affari Esteri e Difesa di Camera e Senato, con una delegazione composta da rappresentanti di tutti i Gruppi parlamentari, impegna il Governo a definire come una priorità della propria politica estera e delle sue relazioni internazionali, la rapida soluzione della vicenda dei nostri due Fucilieri di Marina; ad assumere, sia a livello internazionale, sia presso le autorità indiane, tutte le iniziative politiche, diplomatiche e giudiziarie, incluso il sollecito avvio della procedura finalizzata all'arbitrato internazionale, che si rendano necessarie per una soluzione rispettosa del diritto internazionale e dei diritti dei due Marò e del nostro Paese, con il convinto coinvolgimento dell'Onu, della Nato e dell'Unione europea, in coerenza con la competenza internazionale sulla vicenda; a realizzare tutte le iniziative utili per ottenere nel più breve tempo possibile il rientro in Patria con onore di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, assicurando nel contempo a loro ed alle loro famiglie tutto il sostegno e la assistenza dovuti in ogni sede, in coerenza con il principio dell'immunità funzionale". Sulla vicenda dei due fucilieri di Marina le Commissioni Affari esteri e difesa torneranno nelle prossime settimane ad audire il Commissario straordinario del Governo, Staffan De Mistura, a seguito della presentazione di un'istanza (petition) alla Corte Suprema indiana direttamente da parte dei due marò al fine di opporsi alla competenza della polizia antiterrorismo (Nia) per le indagini sul loro caso.

lunedì 10 marzo 2014

Europee 2014: impresentabili, trombati e vecchie conoscenze. Ecco chi esportiamo



Mentre anche la lista Tsipras attira critiche per la selezione dei candidati (leggi), i partiti italiani si preparano, come consuetudine, ad esportare in Europa il 'meglio' della nostra politica. Se dovesse andare male l'esperienza fra Bruxelles e Strasburgo, c'è sempre la possiblità fra qualche anno di riciclarsi nuovamente in Italia, com'è accaduto a Riccardo Nencini (PSI), condannato lo scorso anno a restituire al Parlamento europeo qualcosa come 455mila euro di "spese di viaggio e assistenza" indebitamente accreditate nel periodo in cui svolgeva il ruolo di europarlamentare (1994-1999). Oggi Nencini è addirittura viceministro delle Infrastrutture, il dicastero degli Impresentabili (Lupi, Incalza, De Caro).

Presunti rottamati, impresentabili, vecchi rappresentanti della Prima Repubblica, politici che sembravano 'finiti' fino a pochi mesi fa. Procediamo con ordine, perchè la lista è lunga.

8 legislature in Parlamento, due in Europa, ex ministro della Giustizia (promotore di un disegno di legge bavaglio sulle intercettazioni approvato alla Camera senza che un deputato votasse contro), democristiano nella Prima Repubblica, un po' di qua e un po' di là nella Seconda, imputato con la moglie e altri dirigenti UDEUR nel procedimento sulla presunta gestione clientelare dell'ARPAC (Agenzia Regionale per l'Ambiente in Campania). Si, parliamo proprio di Clemente Mastella, reduce da cinque anni in Europa con il PDL, ora potrebbe essere ricandidato dal partito di Silvio Berlusconi.

DE MISTURA, DAL GOVERNO MONTI AL GOVERNO RENZI PASSANDO PER LETTA



Staffan De Mistura, un inamovibile che già il 28 novembre 2011 viene nominato nel Governo Monti Sottosegretario di Stato del Ministero degli Affari Esteri e successivamente, il 27 marzo 2013 è stato promosso, dallo stesso Monti, viceministro degli Affari Esteri. Il 3 maggio 2013 viene nominato inviato speciale presso il governo indiano per il caso dei marò da parte del Governo Letta. Cambia ancora il governo e il 22 febbraio 2014 arriva Matteo Renzi che conferma De Mistura nonostante, sembra, non abbia combinato molto in quel delicato ruolo e i due fucilieri del San Marco sono ancora in India.

Cosa ci faccia ancora lì non è dato a sapere anche perchè, di lui Luttwak (noto esperto di politica estera e di strategie militari ed economiche) dice: «Un personaggio che non è un esperto ma che ha fatto la sua intera carriera all'Onu, dove essere totalmente incapace non è certo un ostacolo alla carriera. È solo un bellimbusto e in India, ma non solo lì, è considerato un cretino». Quindi è stato, sempre secondo Luttwak, un'errore clamoroso inviare il sottosegretario italiano a occuparsi di questo caso affermando pure che dopo l'arresto era stata individuata una soluzione che rispettasse lo stato di diritto di un Paese come l'India senza penalizzare troppo i due militari italiani.

Se Luttwak  ha ragione, mi chiedo (anche perchè non si intravvedono risultati), come mai De Mistura è stato riconfermato da Renzi? quali sono i suoi pregi?


Qui di seguito un'opinione sull'inviato speciale presso il governo indiano

domenica 9 marzo 2014

UNA NOTA SUL MIO EX-PROFESSORE: PIER PAOLO PADOAN




Pier Carlo Padoan fu uno dei miei professori durante i corsi del master in Economia del Coripe Piemonte, presso il Collegio Carlo Alberto. Sebbene fosse un master rigorosamente “mainstream”, ricordo che le lezioni di alcuni docenti, come Luigi Montrucchio e Giancarlo Gandolfo, suscitavano il nostro vivo interesse e alimentavano le discussioni. Tra i docenti c’era pure Elsa Fornero,  che nel ruolo di professoressa rendeva indubbiamente molto meglio che in quello successivo di ministra. Rammento che invece non eravamo particolarmente entusiasti delle lezioni di Padoan. Forse a causa degli alti incarichi che all’epoca già ricopriva, in aula appariva un po’ distratto, vagamente annoiato, non particolarmente persuaso dai grafici che egli stesso tracciava sulla lavagna. Di una cosa tuttavia il nostro pareva convinto: la sostenibilità futura della nascente moneta unica europea era da ritenersi un fatto ovvio, fuori discussione.
Era il 1999, data di nascita dell’euro, e Padoan guarda caso teneva il corso di Economia dell’Unione europea. Una volta gli chiesi cosa pensasse delle tesi di quegli economisti, tra cui Augusto Graziani, che esprimevano dubbi sulla tenuta dell’eurozona; domandai, in particolare, quale fosse la sua valutazione di quegli studi che già all’epoca criticavano l’idea che gli squilibri tra i paesi membri dell’Unione potessero essere risolti a colpi di austerità fiscale e ribassi salariali. A quella domanda Padoan non rispose: si limitò a scrollare le spalle e a sorridere, con un po’ di sufficienza.

sabato 8 marzo 2014

9 MODI PER “FAR FUORI” LE PERSONE DI TALENTO

Si sa, è arduo (e costoso) trovare e mantenere del personale valido. Certamente potrebbe fare un ottimo lavoro e incrementare gli introiti di un’azienda ma..mettendosi nei panni di un manager medio , siamo sicuri che questo sia di giovamento? O questi rischia di sentirsi dire dal proprio Ceo: “Come mai non ci hai pensato prima?” o, peggio, risultarne sminuiti? Certo che no!




Tu, proprio tu, che sei nel mezzo. Che non hai né arte né parte, che nemmeno l’alcool o l’occasionale sveltina che ti concedi nelle feste comandate anestetizza il tuo senso di inferiorità. Si tu: in fondo sei consapevole di essere perfettamente sostituibile. E allora? Come fare per destabilizzare e far fuori tutti questi tremendi e talentuosi rivali?

giovedì 6 marzo 2014

Farmaci, multa da 180 milioni per Roche e Novartis: accordo a danno dei malati

L'Antitrust sanziona due grosse case farmaceutiche, Roche e Novartis, per un cartello che ha condizionato le vendite dei principali prodotti destinati alla cura della vista, Avastin e Lucentis. Accordo tra i due gruppi per ostacolare la diffusione dell’uso di un farmaco economico a vantaggio di uno più costoso.



L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deliberato una maxi-sanzione da oltre 180 milioni di euro ai gruppi Roche e Novartis per “un’intesa restrittiva della concorrenza, contraria al diritto antitrust comunitario, nel mercato dei farmaci per la cura di gravi patologie vascolari della vista”. Si tratta della multa più alta inflitta nel settore della Sanità dall’Authority, sanzioni ancora più pesanti sono arrivate solo per le Tlc. In sostanza, “i due gruppi si sono accordati illecitamente per ostacolare la diffusione dell’uso di un farmaco molto economico, Avastin, nella cura della più diffusa patologia della vista tra gli anziani e di altre gravi malattie oculistiche, a vantaggio di un prodotto molto più costoso, Lucentis, differenziando artificiosamente i due prodotti”. È quanto spiega l’Antitrust. Per il Sistema Sanitario Nazionale l’intesa avrebbe comportato un esborso aggiuntivo stimato in oltre 45 milioni di euro nel solo 2012, con possibili maggiori costi futuri fino a oltre 600 milioni di euro l’anno. L’istruttoria è stata avviata nel febbraio 2013 dopo le segnalazioni ricevute da Aiudapds, un’associazione di cliniche private, e la SOI-Società Oftalmologica Italiana.
Multa da 92 milioni a Novartis e 90.5 a Roche - Dalla documentazione acquisita “è emerso che le capogruppo Roche e Novartis, anche attraverso le filiali italiane, hanno concertato sin dal 2011 una differenziazione artificiosa dei farmaci Avastin e Lucentis, presentando il primo come più pericoloso del secondo e condizionando così le scelte di medici e servizi sanitari”. Le condotte delle imprese, spiega ancora l’Autorità, “trovano la loro spiegazione economica nei rapporti tra i gruppi Roche e Novartis: Roche, infatti, ha interesse ad aumentare le vendite di Lucentis perché attraverso la sua controllata Genentech – che ha sviluppato entrambi i farmaci – ottiene su di esse rilevanti royalties da Novartis. Quest’ultima, dal canto suo, oltre a guadagnare dall’incremento delle vendite di Lucentis, detiene una rilevante partecipazione in Roche, superiore al 30%. Non è stata invece ritenuta responsabile dell’illecito la controllata di Roche, la società californiana Genentech”. L’Autorità ha comminato al gruppo Novartis una sanzione di 92 milioni di euro e al gruppo Roche una sanzione di 90,5 milioni di euro. Per un totale, appunto, di oltre 180 milioni di euro.

Grave ammissione della Trilaterale: I vostri politici arrivano dalla nostra Commissione.



Le idee della Commissione Trilaterale possono essere sintetizzate come l’orientamento ideologico che incarna il punto di vista sovranazionale delle società multinazionali, che cerca di subordinare le politiche territoriali a fini economici non territoriali e negli interessi delle elite. Brzezinski, direttore della Trilateral e contestualmente alto dirigente del CFR, definì l’organizzazione: “Il gruppo delle potenze intellettuali e finanziarie più forti che il mondo abbia mai conosciuto”.
Il fulcro del pensiero della Commissione è stato riassunto in un rapporto del 1975  ”La crisi della democrazia”, pubblicato in Italia con la prefazione di Gianni Agnelli firmato da Michel Crozier, Samuel Huntington e Joji Watanuki ad hoc per la Trilaterale. Osservando le condizioni politiche di Stati Uniti, Europa e Giappone, il documento, divenuto successivamente un libro, dimostra come i problemi di governance derivino secondo gli autori “dall’eccesso della democrazia”.
Ecco alcune frasi tratte dal documento in questione dove questo assurdo pensiero che investirà i governi europei ed in particolare quello italiano si evince chiaramente:.
“Il funzionamento efficace di un sistema democratico necessita di un livello di apatia da parte di individui e gruppi. In passato ogni società democratica ha avuto una popolazione di dimensioni variabili che stava ai margini, che non partecipava alla politica. Ciò è intrinsecamente anti-democratico, ma è stato anche uno dei fattori che ha permesso alla democrazia di funzionare bene. (…) Curare la democrazia con ancor più democrazia è come aggiungere benzina al fuoco”.

mercoledì 5 marzo 2014

La Commissione conclude gli esami approfonditi sugli squilibri macroeconomici e valuta i progressi nel risanamento di bilancio



La Commissione Europea ha pubblicato oggi le conclusioni scaturite dagli esami approfonditi relativi alle economie di 17 Stati membri1. Nello stesso documento, la Commissione ha valutato i progressi compiuti dagli Stati membri impegnati nella correzione dei disavanzi di bilancio, aggiornando il proprio parere in merito ai documenti programmatici di bilancio dell'anno scorso. Si tratta di un passo fondamentale dell'oramai consolidato semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche, ossia il ciclo annuale di governance economica in cui la Commissione collabora con gli Stati membri per creare le premesse per una crescita e un'occupazione sostenibili, basate su solide finanze pubbliche, in linea con la strategia di crescita Europa 2020.
"Dall'analisi presentata oggi emerge che gli Stati membri stanno progredendo nell'affrontare le sfide economiche, ma i progressi non sono omogenei e, in alcuni casi, gli sforzi vanno intensificati," ha dichiarato Olli Rehn, Vicepresidente della Commissione europea responsabile per gli Affari economici e monetari e l'euro, aggiungendo: "auspichiamo una risposta risoluta da parte degli Stati membri e siamo pronti ad affiancarli in una partnership costruttiva per le riforme a sostegno della ripresa e della creazione di nuovi posti di lavoro."

BILBAO: “TROIKA GO HOME!”. IN MIGLIAIA IN PIAZZA. SCONTRI CON LA ERTZAINTZA



Bilbao, Euskal Herria, in queste ore, tra domenica 2 e lunedì 3 marzo, è stato promosso un forum economico  imposto provocatoriamente nei Paesi Baschi dal governo spagnolo.
Tra i partecipanti l’ FMI, Fondo Monetario Internazionale, con i suoi partner della cosiddetta Troika. Da ieri, domenica 2 marzo, sono in corso iniziative indette da Gune, piattaforma che unisce sindacati baschi, partiti di sinistra, realtà indipendentiste e movimenti sociali.
Oggi, lunedì 3 marzo, giorno del vertice, sono in corso altre mobilitazioni con migliaia di manifestanti per le strade della capitale biscaglina: attaccate banche e negozi, con la polizia autonoma basca che ha attaccato più volte il corteo. Alla fine due persone risultano essere state arrestate.



Tre gli arresti con l’accusa di disordini pubblici e resistenza a pubblico ufficiale,  una ventina i fermi, diverse decine i feriti; è il bilancio alle ore 17.30 di oggi, lunedì 3 Marzo.
Nel pomeriggio nuove iniziative di protesta, con la polizia che ha effettuato ancora delle cariche nella parte vecchia della città di Bilbao. Obiettivo del corteo di questo pomeriggio: raggiungere la zona rossa dove è in corso il vertice. Un nuovo collegamento, alle 17.45 circa, con Nicola Latorre, giornalista e nostro corrispondente da BilbaoAscolta.
(Fonte)

martedì 4 marzo 2014

DIBATTITI / IL GRANDE SOCIOLOGO ITALIANO, LUCIANO GALLINO: ''FERMIAMO IL FISCAL COMPACT E I TRATTATI UE, O SIAMO MORTI''



Oltre all’Unione bancaria e al micidiale Ttip, il Trattato Transatlantico che “asfalterebbe” le residue tutele europee sul lavoro a unico vantaggio delle multinazionali, una delle maggiori minacce che da Bruxelles incombono sull’Italia è il Patto fiscale, avverte Luciano Gallino.

Da quest’anno, il Fiscal Compact obbliga gli Stati contraenti a ridurre il debito pubblico al 60% del Pil o meno, al ritmo di un ventesimo l’anno. Il Pil italiano 2013 è stato di 1.560 miliardi. Il debito si aggira sui 2.060 miliardi, pari al 132% del Pil. Gli interessi sul debito superano i 90 miliardi l’anno, con tendenza a crescere, di cui 80 pagati con l’avanzo primario, cioè la differenza tra le tasse che lo Stato incassa e quello che spende in stipendi, beni e servizi. Per scendere alla quota richiesta dal Patto, che varrebbe 940 miliardi, bisognerebbe quindi recuperare 1.120 miliardi. Divisi per venti, fanno 56 miliardi l’anno. «Dove li prende tanti soldi, per quasi una generazione, uno Stato che ha incontrato gravi difficoltà al fine di trovare due o tre miliardi una tantum per eliminare l’Imu?».

Per i neoliberisti, ciò che conta non è il valore assoluto del debito da scalare, bensì il rapporto debito-Pil. Ovvio: se il Pil italiano crescesse del 4% l’anno, cioè con un incremento di oltre 60 miliardi, il Fiscal Compact farebbe meno paura. Peccato però che – stando alle previsioni più ottimistiche – non si vada oltre l’1%.

La Madia ministro? Vergogna!



Alle elezioni del 2008, Walter Veltroni usa le prerogative del porcellum per candidare capolista alla Camera per il Pd nella XV circoscrizione del Lazio la sconosciuta ventisettenne Marianna Madia. Alla conferenza stampa di presentazione, agli attoniti giornalisti la signorina dichiara gigionescamente di “portare in dote la propria inesperienza”.



In realtà è una raccomandata di ferro, con un pedigree lungo come il catalogo del Don Giovanni. E’ pronipote di Titta Madia, deputato del Regno con Mussolini, e della Repubblica con Almirante. E’ figlia di un amico di Veltroni, giornalista Rai e attore. E’ fidanzata del figlio di Giorgio Napolitano. E’ stagista al centro studi Ariel di Enrico Letta. La sua candidatura è dunque espressione del più antico e squallido nepotismo, mascherato da novità giovanilista e femminista. E fa scandalo per il favoritismo, come dovrebbe.

In parlamento la Madia brilla come una delle 22 stelle del Pd che non partecipano, con assenze ingiustificate, al voto sullo scudo fiscale proposto da Berlusconi, che passa per 20 voti: dunque, è direttamente responsabile per la mancata caduta del governo, che aveva posto la fiducia sul decreto legge. Di nuovo fa scandalo, questa volta per l’assenteismo. La sua scusa: stava andando in Brasile per una visita medica, come una qualunque figlia di papà.