mercoledì 29 ottobre 2014

CRONACA DI UNA GIORNATA ''ANNI SETTANTA'' A ROMA: BOTTE DA ORBI DELLA POLIZIA A OPERAI IN SCIOPERO (STILE SCELBA)


"Dal presidio dei lavoratori della Ast a Roma presso l'ambasciata tedesca, dopo un comunicato insignificante diramato dell'ambasciata è partito un corteo pacifico, con in testa Bentivogli (Fim), Ghini (Uilm), Landini (Fiom), diretto verso il Ministero dello Sviluppo Economico, a cui la polizia ha risposto con una carica assolutamente ingiustificata in cui sono rimasti feriti quattro lavoratori dell'AST e alcuni dirigenti sindacali". E' quanto riferisce il Segretario nazionale Fim Cisl Marco Bentivogli in una nota.

"Continuiamo a sostenere quello che da tempo diciamo - prosegue Bentivogli - e cioè, che il governo non si occupi solo in televisione delle drammatiche vertenze industriali del nostro paese e la smetta di incoraggiare un confronto senza partire da un suo ruolo attivo per dare risposta alla disperazione di migliaia di famiglie. È inaccettabile che il nostro paese a partire dai suoi lavoratori non sia fatto rispettare come merita dalle più alte cariche istituzionali dello Stato".

LA PREPOTENZA DEI "POTENTI"

Primocanale querela Burlando per minacce


Il presidente della regione Liguria Claudio Burlando sarà querelato dalla redazione di Primo Canale per aver detto ai giornalisti dell'emittente "farete una brutta fine" al termine di una conferenza stampa. Lo riporta Il Secolo XIX: 


"Primocanale ha deciso di querelare il presidente della Regione Claudio Burlando per minacce dopo che il governatore giovedì scorso alla fine di una conferenza stampa ha rivolto al giornalista Dario Vassallo la frase: «Farete una brutta fine perché siete una roba inqualificabile». 


La frase è stata pronunciata da Burlando dopo che il giornalista aveva intervistato l'assessore regionale Raffaella Paita per chiederle di alluvione e protezione civile."
Primocanale ha fatto sapere di ritenere "quelle parole una inaccettabile aggressione alla libertà di informazione". Si legge in un comunicato dell'azienda: 
"Il collega era colpevole solo di fare il proprio lavoro e di essersi rivolto prima all'assessore regionale Raffella Paita, per chiederle di alluvione e protezione civile, e poi allo stesso governatore per chiedergli conto del trasferimento di una conferenza stampa dalla sede della Regione a un'altra per sfuggire agli operatori economici che stavano manifestando la loro rabbia proprio sotto le finestre dell'ente locale. I giornalisti di Primocanale - continua la nota della redazione - appoggiano e sostengono la decisione dell'azienda di querelare per minaccia il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando."
(Fonte) 

ROMANZO QUIRINALE - DAL COLLE NEGANO CHE RE GIORGIO SI SIA RIFIUTATO DI RISPONDERE A CERTE DOMANDE - I PM ESULTANO: “IL PRESIDENTE CONFERMA CHE COSA NOSTRA RICATTAVA LO STATO”

Per Napolitano, D’Ambrosio non spiegò la sua frase ‘indicibili accordi’ nella lettera di dimissioni - La pm Teresi: “Risultato straordinario. Napolitano ha detto che le più alte istituzioni capivano che le stragi di Roma, Firenze e Milano erano la prosecuzione del piano di Cosa nostra per ottenere benefici di natura penitenziaria. Il cuore del processo”.

giorgio napolitano

E’ durata tre ore e mezza (con 15 minuti di pausa) nella sala del Bronzino del Quirinale la testimonianza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano davanti alla Corte d’assise di Palermo nel processo sulla trattativa Stato-mafia. Napolitano era chiamato a raccontare cosa gli disse Loris D’Ambrosio, consigliere giuridico del capo dello Stato morto per infarto nel luglio 2012, a proposito di “indicibili accordi” e a riferire quello che sa su un attentato che la mafia avrebbe progettato contro di lui nel 1993, quando era presidente della Camera.

Secondo quanto riferito da alcuni legali e riportato dalle agenzie di stampa, Napolitano- “sereno e preciso” – ha risposto a diverse domande delle parti, anche a quelle poste dall’avvocato del boss Totò Riina, Luca Cianferoni. Ma in alcuni casi – riferiscono i legali citati dalle agenzie – si sarebbe appellato alle sue prerogative. Il presidente Napolitano “ha risposto alle domande senza opporre limiti di riservatezza connessi alle sue prerogative costituzionali né obiezioni riguardo alla stretta pertinenza ai capitoli di prova ammessi dalla Corte stessa”, precisa invece il Colle in una nota.

martedì 21 ottobre 2014

Renzi trucca le carte, meno rigore solo per Confindustria

Renzi e merkel









Renzi archivia Monti e Letta, proni all’euro-rigore, ma lo fa “da destra”: all’autismo suicida dell’euro oppone l’antica ricetta del neoliberismo, senza il coraggio di rompere con la prigione della moneta unica. E intanto trucca le carte, per tentare di imbrogliare Angela Merkel. «E’ noto come Mussolini usasse spostare di continuo i pochi e inefficienti carri armati di cui disponeva per far credere a tutti, e a Hitler in particolare, di avere un esercito ben più potente della misera realtà che la guerra dimostrerà ben presto». Passano gli anni, ma certi vizi restano: «Al posto dei carri armati ci sono ora i miliardi di una manovra economica che ha la stessa credibilità dell’esercito mussoliniano», sostiene Leonardo Mazzei. «Allora Hitler non si fece certo impressionare dal suo alleato italiano, tanto ambizioso quanto subordinato nei fatti». La Merkel? Vedremo. «Ma il “cambiare verso” all’Europa è ormai soltanto un ricordo a cui nessuno più crede». Il prestigiatore Renzi ha da tempo superato il “maestro” Berlusconi, con una finanziaria che doveva essere di 20 miliardi, poi 30, anzi 36.
Numeri inventati, replica Mazzei: basta sfogliare le tabelle ufficiali del governo, che parlano di 16,1 miliardi in entrata e 13,2 in uscita. Semplici trucchi contabili, sostiene Mazzei su “Sollevazione”, che consentono a Renzi di arrivare «alla fantasiosa cifra di 36 miliardi, sparati a tutto volume per far credere che la sua sia una manovra largamente espansiva, quando invece non c’è una sola voce di incremento degli investimenti pubblici, quando le misure per il rilancio dei consumi sono più che misere, mentre le riduzioni fiscali sono rivolte soprattutto a lorsignori». Ma la finanziaria di Renzi non è fatta solo di annunci e trovate propagandistiche: ha anche una precisa matrice ideologica, è una finanziaria liberista e confindustriale. «Uno dei dogmi del neoliberismo è quello che si fonda sull’equazione: meno spese + meno tasse = crescita. Naturalmente, per i neoliberisti le spese da tagliare sono innanzitutto quelle sociali, mentre le tasse da decurtare sono principalmente quelle dei ricchi. Tradotto in termini “filosofici”, l’idea è che non debbano esserci (Monti docet) “pasti gratis” per nessuno. Viceversa, la tassazione dovrà essere ridotta soprattutto alle aziende e alle fasce più ricche, quelle che possono investire e consumare maggiormente».

ARSENALE DELLA DEMOCRAZIA E FABBRICA DELLE GUERRE


Ormai comunemente si osserva che l’arsenale della democrazia continua a intervenire con le sue guerre, coinvolgendo i suoi alleati subalterni, per buttare giù soggetti politici che esso stesso aveva messo su, armandoli e finanziandoli. Pensiamo ai talebani, a Saddam Hussein, a Osama Bin Laden, ai miliziani dell’Isis.

Queste odierne operazioni in due fasi, costruzione e demolizione, sono la continuazione di ciò che l’arsenale della democrazia aveva fatto col nazismo, sostenendolo finanziariamente persino in tempo di guerra attraverso partecipazioni societarie, e combattendolo nella seconda fase con grande dispendio di mezzi, in larga parte addebitati agli alleati. È stato infatti grazie all’indebitamento abissale degli alleati e poi delle potenze sconfitte nella seconda guerra mondiale, che l’arsenale della democrazia ha assunto l’egemonia di gran parte del pianeta, facendosi suo fornitore di credito e, con  Bretton Woods, di moneta di riserva.