mercoledì 11 gennaio 2012

Apocalisse 2012, Andrea Camilleri: "E' finita l'era dell'io"

La crisi economica è l'ultimo crollo: dopo il comunismo, tocca al sistema delle banche. Dopo l'era dell'io, ricominciamo da noi. Parola di grande scrittore.
 
 
 
"Se le api dovessero scomparire, all'uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita" dice una frase atribuita erroneamente ad Einstein, senza che ve ne sia traccia nei suoi scritti. Nel 1994 la scrissero degli apicultori su un volantino. Sta di fatto che le api non stanno troppo bene, e nemmeno il nostro pianeta. La profezia Maya pende su di noi, e scade nel 2012. Quello che sta per iniziare potrebbe essere l'ultimo anno di esistenza del nostro pianeta. Su Wired.it pubblichiamo alcuni scritti usciti nel numero di dicembre del magazine. Il quarto è dello scrittore Andrea Camilleri. Buona Apocalisse a tutti.

Lo stato di profonda crisi del nostro sistema di vita potrebbe scatenare in noi una reazione, farci prendere in mano il nostro futuro in nome di un reale e radicale cambiamento.

"Se questa apocalisse dovesse avvenire, credo che sarà inevitabile una ricostruzione di noi stessi e dei nostri rapporti. Cioè non saremo noi a mettere una pietra tombale, la pietra tombale la metterà l’apocalisse, i superstiti dovranno istituire nuovi rapporti. L’apocalisse da che cosa è data? È data non solo da un crollo economico. Ci siamo resi conto che il famoso battito d’ali della farfalla produce una tempesta che investe tutto: c’è stata la caduta del comunismo e sta avvenendo sotto i nostri occhi anche la caduta dell’opposto del comunismo, del liberalismo. Sta realmente avvenendo e non so se ce ne rendiamo conto fino in fondo, ma nel momento in cui uno Stato come l’America deve intervenire sulle banche allora è finita, è finito tutto, è finito pragmaticamente tutto. Quindi c’è anche, come posso dire, un’assenza delle ideologie? Va bene, adoperiamo questa parola che spiace a tanti, allora bisognerà non solo riconoscerci tra noi, ma ricostituire una società, che sia basata su un rapporto diverso tra i suoi membri. Ora, siccome questa apocalisse avviene non nel momento ascensionale della parabola, ma nel momento terminale della parabola, significa che quell’esperienza è conclusa e quindi tutto deve per forza rinascere ex novo, quindi chi può dire che sarà una disgrazia? Costerà lacrime e sangue, costerà vite umane, ma questa è la situazione".

Quindi lei sottoscrive l’idea che bisognerebbe approfittare di questa crisi?

"Sottoscrivo, sì, perché la rassegnazione, l’abbandono, non hanno senso. Ignorare significa mettere la testa sotto la sabbia ed è peggio perché poi la sabbia ti copre tutto l’intero corpo…".

È curioso però che, guardando tutto quello che succede tra i giovani, in tutto il mondo, questo rinnovamento abbia in sé degli accenti anche antichi, se vogliamo. 
Per esempio, la messa in scena nelle strade di Manhattan, da parte dei ragazzi di Occupy Wall Street, dell’Opera da tre soldi di Brecht. 
 

"Ma non è strano che l’attacco, la rivolta che c’è stata in tutto il mondo… sia contro il denaro. Cioè contro le banche, centrando in pieno il cuore del problema, che è proprio questo. E allora, nel momento in cui questi giovani vincessero, come mi auguro proprio sinceramente, sarei curioso di esserci. Ma siccome sono giovani e hanno anni davanti a loro per rifare una loro storia, forse non ci sarò per vedere quale mezzo nuovo inventeranno o che valore daranno al denaro. Se il denaro non sarà più un’entità a se stante, un moloch, e diventerà qualche cos’altro, qualche cosa che si può usare in un modo diverso da come il mondo l’ha usato fino a questo momento: parlo di denaro, ma possono essere molte altre cose".

La centralità del denaro si porta dietro quella dell’interesse, dell’egoismo, dell’individualismo…

"Credo che una solidarietà sarà indispensabile, un diverso concetto di solidarietà che dovrà essere assai più ampio dopo un’apocalisse". 
(da: daily.wired.it)
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