mercoledì 5 dicembre 2012

Un altro obbrobrio tecnologico nel "catino" del nord Adriatico

Signor Presidente Tondo: le rispondo in merito al rigassificatore di Zaule

Non mi è difficile rispondere alle sue affermazioni che mi riguardavano a proposito del Riagassificate di Zaule, quindi lo faccio con le seguenti considerazioni.
Inizio con una battuta. Dopo un anno e mezzo non mi basta certo, e ne avrei talora motivo, rispondere ai problemi chiamando in causa chi c’era prima. Mi permetta allora di dirle che dopo 4 anni e mezzo di governo, quando si chiedono agli elettori altri 5 anni, questo diventa semplicemente buffo. In secondo luogo, e qui non c’è da ridere ma solo da esprimere una ferma indignazione e una toltale opposizione, lei porta la responsabilità istituzionale e politica della grave forzatura compiuta in sede di Conferenza di Servizi sull’Aia, dove il parere degli enti locali è stato incredibilmente “scartato” creando un vulnus molto pensante se un ex dirigente apicale della Regione ha commentato di non aver mai visto nulla di simile in 35 anni. Per quanto riguarda il ruolo della Giunta Illy, quindi anche la mia partecipazione a quelle scelte, le ricordo che una cosa è definire la valenza strategica del rigassificatore, ben altra cosa è valutare ubicazione e caratteristiche dell’impianto, della tecnologia utilizzata,delle problematiche aperte in materia di impatto ambientale, di sicurezza e di compatibilità con le altre scelte per il futuro economico di questo territorio.

Su questo forse giova ricordarle che la Giunta Illy prese atto, con una propria delibera, di significative carenze documentali che rendevano impossibile l’espressione di un parere nei confronto dell’istruttoria aperta dal Governo. Su questi punti giova ricordarle che in questi anni in cui lei, non Illy, porta la responsabilità della guida della Regione, le numerose preoccupazioni sollevate dai cittadini e le obiezioni tecnico scientifiche non hanno avuto né risposte adeguate dalla azienda, la quale ha preferito campagne di marketing senza contraddittorio, né l’attenzione da chi avrebbe dovuto ascoltarle e valutarle. Per parte mia ho cercato di farlo, non ho perciò nessuna difficoltà a dire di aver maturato progressivamente una posizione contraria, non dal punto di vista ideologico o pregiudiziale, ma perché ritengo insufficiente la ricerca delle soluzioni tecnologiche, ambientali e localizzative più idonee di quella proposta. Del resto, signor Presidente, le potrei rispondere che solo i paracarri non cambiano idea e potrei aggiungere che forse lei sul tema sembra averla cambiata molto spesso in pochi mesi: da un roboante annuncio per strappare l’applauso davanti agli industriali regionali “il rigassificatore si farà!”, a un successivo cambiamento di idea quando ha detto “non si farà se il territorio non lo vuole”, alla pilatesca e mi consenta un po’ paradossale affermazione odierna “la mia Giunta non ha fatto alcun atto”. Anche se in questo caso, caro Presidente, lei dice a suo modo la verità, perché l’assurda forzatura operata in sede di Conferenza dei Servizi ha prodotto l’effetto di togliere alla sua Giunta l’onere di esprimersi. Oggi, lei ritiene, in nome di un presunto interesse strategico, di dover procedere anche in spregio alle posizioni del territorio, oltre che agli elementari principi di correttezza nel rapporto in sedi amministrative fra istituzioni? Peccato che tanto impegno non lo ritroviamo nell’attenzione che vorremmo dalla Regione per Trieste, per rafforzare il nostro sistema portuale, per migliorare i nostri collegamenti e magari per dire se state della parte della città, che vuole recuperare e valorizzare parti importanti del suo territorio, oppure se considerate queste, a differenza del rigassificatore, “questioni tutte triestine”.

Le scrivo, caro Presidente, mentre su piazza Unità d’Italia è in corso un temporale che forse scoraggerà i tanti cittadini che civilmente intendono rappresentare queste questioni in occasione della sua audizione in Consiglio Comunale. Perciò mi sento di dirle, a nome della città, che continueremo la nostra determinata e motivata azione in tutte le sedi amministrative, cui però non potrà che aggiungersi anche il ricorso alle civili e democratiche forme che una comunità, di cui mi sento interprete, ha per far valere le sue preoccupazioni e le sue idee sul futuro, per sé e per i propri figli.
(Fonte

 

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