domenica 9 giugno 2013

Bilderberg: un’èlite di oligarchi che regge le redini del mondo



"No, la nostra non è un’organizzazione di congiurati. E’ soltanto il più influente gruppo di pressione del mondo”.

Una semplice, magnifica, potente, grande loggia: una grande “lobby”, insomma.
Così si autodescrive il vertice del “Club Bilderberg”, in questi giorni riunito a conclave in un hotel, il “Grove”, immerso in un angolo di verde inglese chiamato Cassiobury Park, a una ventina di chilometri a est di Londra. Isolato dal volgo da posti di blocco armati e forze di sicurezza.

Già i “congiurati”, i “complottisti”, d’altra parte, siamo noi e tutti quelli - da Daniel Estulin in giù - che definiscono erroneamente il Bilderberg un’accolita, una banda, che si riunisce ogni anno per interrogarsi e decidere le sorti dell’umanità, gli uomini più potenti del pianeta.

Quelli che sottolineano, cioè, come al conclave dei primi anni Novanta di tale Club un tale Zbignew Brzezinki indicò le vere prospettive della politica di globalizzazione dei mercati e dei popoli decisa dalle centrali atlantiche dopo il crollo del muro di Berlino, nel momento dell’assalto angloamericano alle risorse energetiche dell’Asia centrale e del Vicino Oriente, “La Grande Scacchiera”, cioè, su cui si giocavano i destini di mezza umanità, da rendere suddita dell’iperliberismo anche a costo di giungere a una feroce distribuzione della ricchezza, con un clan di privilegiati padroni di ogni ricchezza e masse di diseredati, popoli, nazioni, da relegare al ruolo di sudditi strangolati dalle politiche di miseria.


Uno scenario - purtroppo poi diligentemente applicato e realizzato - che lo stesso Brzezinki avvertiva come potenzialmente “pericoloso” per la sopravvivenza della sua stessa casta degli oligarchi, dei dominatori. E che, dunque, avrebbe dovuto essere esorcizzato da una pervasiva politica dell’immagine e dello spettacolo, da un “tittainment” (parola da lui stesso inventata e che significa ‘succhiare il latte dalle mammelle’) attraverso il quale spegnere, soffocare, con un po’ di illusioni, ogni volontà di reazione, di contrasto, potesse mai sorgere contro tale egemonia.

Il Bilderberg è stato fondato nel 1954, come gruppo di pressione transatlantico, dominato naturalmente dagli anglo- americani. Il suo primo convegno, presieduto dal principe Bernardo d’Olanda, fu tenuto al Bilderberg Hotel, nei pressi di Arnhem, e quel vertice incluse subito politici dell’Occidente, banchieri, grandi finanzieri e industriali. Da allora quello che chiamano “meeting annuale” si è ripetuto senza pause, scandendo con le sue “analisi” e i suoi “programmi” tutte le giravolte politiche e geopolitiche avvenute nel mondo.

Poiché negli anni più recenti alla “riservatezza” di quei colloqui “informali” si è sostituito un clamore di fondo, fatto di proteste e condanne contro “la loggia che domina il pianeta” (in queste stesse ore mello stesso perimetro del parco inglese dove si svolge il conclave è in atto un”Bilderberg parallelo”, di controinformazione, partecipato da migliaia di intellettuali e contestatori), nelle ultime settimane il Club ha deciso di “far mostra di trasparenza”. Cercando di contrastare, sbeffeggiandole, le accuse di essere uno dei più potenti ed occulti consessi dei poteri finanziari mondialisti.

Per la bisogna ha così arruolato i media embedded, quell’ “autorevole” informazione omologata loro suddita. In Italia, per esempio, La Stampa”.

Che come quasi tutta la stampa britannica, ha sfornato cronache al preservativo sull’innocuo vertice tra “grandi” uomini di pancia.

Ma la realtà è ben diversa: le riunioni del Bilderberg sono - parole di Borghezio l’europarlamentare leghista “persona non grata” a San Moritz nel 2011 e pertanto allontanato a suon di botte dal democratico consesso - un appuntamento formale, “periodico, di una specie di superloggia mondiale che fa e disfa i governi , prefigura l'agenda della politica, dell'economia e della finanza internazionale, cooptando di volta in volta quelli che, passato l'esame, diventeranno i nuovi leaders. Come nei casi da manuale di Mario Monti e di Enrico Letta”. E aggiunge notando come né i parlamenti nazionali e né il parlamento europeo abbiano avuto nulla da obiettare sulla partecipazione, alla riunione di Londra, del presidente Barroso e della vice presidente Reding della Commissione Europea: “ciò fa ben comprendere chi comanda chi. Sulla pelle dei popoli”.

Peraltro, che il consesso sia tutt’altro che “trasparente” e tutt’altro che “neutro” lo si apprende manifestamente dalle stesse mezze parole e dai “no comment” dei 140 e passa convitati, da Christine Lagarde (Fmi), Henry Kissinger (Usa), George Osborne (Uk), David Petraeus (Usa) ai vari “professori” e imprenditori-banchieri, ad esempio, di Rothschild (Bernabè), Deutsche Bank, Barclays, Amazon, Google, Shell, Hsbc, Lazard e così via.

Uno per tutti? Emanuele Ottolenghi, lo stratega anti-Iran insediato nell’americana “Fondazione per la Difesa delle Democrazie”.

Che a un messaggio di posta elettronica del “Telegraph” ha definito “off the record” (riservati, segreti, insomma) gli argomenti che verranno trattati dalla conferenza. Rifugiandosi poi in un pensiero di Daniel Pipes sulla “crescita delle teorie complottiste” cresciute negli States nei circoli di estrema destra e tra i radicali della comunità afroamericana.

E lo stesso Telegraph, con Matthew Holehouse, si è dunque rivolto “al comandante in capo” dei complottisti anti-Bilderberg, il saggista e intellettuale lituano Daniel Estulin rintracciato per telefono a Mosca dove collabora con Russia Today, l’organo media che riflette spesso le posizioni del Cremlino.

Per Estulin, “quella sul Bilderberg non è una teoria cospirativa. E’ una realtà cospirativa”. “E’ lo strumenbto che usa l’oligarchia finanziaria privata per imporre le loro decisioni ai governi sovrani, ormai, soltanto nominalmente”.

Autore de “La vera storia del Bilderberg Group”, Estulin definisce il Bilderberg il volano creatore “di una rete globale di cartelli - finanziari, economici, militari, politici - più potente di qualsiasi nazione del mondo, che ha il disegno di controllare lo sviluppo della vita sul resto dell’umanità”.

Scusate se è poco.

Un esempio. Al Bilderberg viene fatta risalire “l’ultima decisione” di Helmut Kohl, l’allora cancelliere federale tedesco, sull’imposizione dell’euro, la moneta unica del rigore e dei tagli sociali in Europa. In cambio del “via libera” atlantico alla riunificazione della Germania. Autore di quel - chiamiamolo così - “negoziato” fu il banchiere Alexandre Lamfalussy, già candidato alla presidenza della Bce.

Nel corso, appunto, di un conclave Bilderberg a fine anni Ottanta.

Tuttavia, sebbene sia evidente che tali consessi (che non riguardano soltanto la Bilderberg ma tutte le organizzazioni “spectre” del mondo, dalla Trilateral alla segretissima Banca dei regolamenti Internazionali - che provvede a dichiarare il suo “placet” sulle nomine dei governatori della Bce - dove ogni riunione è “orale” senza alcun verbale scritto...) siano nati e si siano sviluppati come gruppi di pressione atti ad influenzare affari e politiche per ricavarne un interesse, è anche palese che la loro demonizzazione possa rivelarsi un boomerang mediatico.

Una “Bilderberg”, ad esempio, ha ormai ben compreso di avere “buon gioco mediatico” nel dichiarare “isteriche” e “complottarde” le proteste contro la sua esistenza.

E così valanghe di “no comment” e di frecciate “anticomplottiste” sommergono analisi e documenti e azioni - soprattutto - altrimenti fondamentalmente vere e ben provate.
(Fonte)
Stampa il post

Nessun commento:

Posta un commento