martedì 4 giugno 2013

Uranio impoverito, il maresciallo Diana: “Per sopravvivere vendo tutto quello che ho”

Il maresciallo ha speso oltre 40mila euro lo scorso anno, ma il rimborso non arriva ancora: "A causa dell'inadempienza del ministero della Difesa e dei vari comandi militari competenti nel territorio e dei loro comandanti, se voglio continuare a restare vivo e curarmi, sono costretto a mettere in vendita tutto ciò che possiedo".

Uranio impoverito, il maresciallo Diana:

 Si chiama Marco Diana, è un ex maresciallo dei Granatieri di Sardegna e da 14 anni la sua vita è rovinata da una rara forma di tumore, causata dall'esposizione all'uranio impoverito. Per lui una cura efficace non è ancora stata trovata ed i medici non possono far altro che tentare di allungargli la vita con trattamenti sperimentali  e molto costosi da tenere a Milano, e che dovrebbero essere a carico del Ministero della Difesa. I soldi dei rimborsi però tardano ad arrivare e nel frattempo lo scorso anno Marco Diana ha speso oltre 40mila euro. Ebbene, preso dalla rabbia ieri pomeriggio il maresciallo dell'esercito ha lanciato un appello su facebook: ”Amici miei a causa dell'inadempienza del ministero della Difesa e dei vari comandi militari competenti nel territorio e dei loro comandanti, se voglio continuare a restare vivo e curarmi, sono costretto a mettere in vendita tutto ciò che possiedo: la mia casa interamente arredata, la vigna e qualche terreno. Vi chiedo la cortesia di diffondere questo annuncio in modo che se ci fosse qualcuno interessato mi può contattare in privato. Vi ringrazio. Con amore, vostro maresciallo Marco Diana”.


Il messaggio di Marco Diana ha ricevuto centinaia di commenti di solidarietà. L'uomo due mesi fa aveva lanciato un altro grido di denuncia: “Hanno smesso di passarmi dei farmaci che sono obbligati a darmi”. Intanto su una pagina facebook a lui dedicata è possibile fargli delle donazioni volontarie. 

Il maresciallo Diana è entrato nell'esercito a 19 anni tra i Granatieri di Sardegna: successivamente ha partecipato alle missioni in Somalia, Kosovo e Bosnia, durante le quali è stato esposto a uranio impoverito. I medici gli hanno diagnosticato un “carcinoide neuroendocrino dell’ileo metastatico multiplo epatico diffuso intestinale” e nel 2001 è arrivato il congedo. È tornato a Villamassargia, un paesino del Sulcis a pochi chilometri da Iglesias, e da qui ha iniziato la battaglia per ottenere il riconoscimento di “grande invalido militare”.
(Fonte)
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2 commenti:

  1. Avevo scritto una lettera aperta ai vari gruppi di FB , pubblicata ripetutamente quando Fabrizio Canizzo si rifiutò di curarsi. Fabrizio non c'è più , ma non c'è più la mia lettera nel diario , nè nella mia attività di FB. sembra stato ripulito il mio dario di quella lettera. Non ho traccia. Ho provato in bing alla voce " vittime dell'uranio impoverito " e trovare qualche nome nei servizi giornalistici. E' tutto ripulito , anche le testate di giornale. Ma cosa succede su questo argomento? Sembra taboo! Sono anche i miei figli quelle vittime e se chiedono giustizia e verità , nessuno di noi deve osare a negargliele. Ne hanno diritto! Invece l'affarismo dei 35 caccia che ci costa l'occhio della testa ad ogni italiano è ciò che bisogna combattere e distruggere subito perchè è una cancrena sociale.

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  2. L’argomento in questione è molto imbarazzante per lo Stato. Da quanto si può sapere il Ministero della Difesa era stato informato del pericolo in data 25 febbraio 1991 ma non ha preso provvedimenti. Ora esiste una Commissione di Inchiesta la quale dichiara che non c’è certezza che a provocare le malattie e poi la morte sia l’uranio. Insomma lo Stato mente sapendo di mentire.
    Metto alcuni link di approfondimento:
    http://www.alpcub.com/uranio6.html
    http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=13001

    Un ampia documentazione si trova in questo sito di un generale italiano: http://www.fernandotermentini.it/DOCUMENTI%20SITO%20DU/Indice%20documenti.htm

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