Il secondo decreto semplificazioni, che approda
in cdm il 19 giugno, contiene una norma che mette i nostri alti
ufficiali "al servizio di Finmeccanica, come piazzisti", denuncia l'ex
comandante della missione Nato in Kosovo. Verrebbe così
"istituzionalizzata" una pratica che già coinvolge i nostri generali in
un groviglio di conflitti d'interesse. Anche con paesi "instabili"
“Vogliono istituzionalizzare il ruolo della Difesa come trafficante di armi e piazzista estero al servizio di Finmeccanica, sdoganando il gigantesco conflitto di interessi tra apparato militare e industria bellica”.
E’ durissimo il giudizio del generale Fabio Mini, ex comandante della missione Nato in Kosovo, sul provvedimento inserito nel secondo pacchetto di norme per la semplificazione che verrà discusso mercoledì in Consiglio dei ministri. Una modifica al Codice dell’ordinamento militare che prevede che la Difesa possa “svolgere per conto di Stati esteri attività di supporto tecnico-amministrativo ovvero contrattuale per l’acquisizione di materiali di armamento prodotti dall’industria nazionale”.
“L’approvazione di questa norma – spiega il generale
Mini – ufficializzerebbe una prassi consolidata, ma sottaciuta, che ha
sempre visto i nostri generali, in missione all’estero come
rappresentanti militari o comandanti di operazioni, attivamente
impegnati in attività di promozione e intermediazione per la vendita di armamenti italiani
ai governi locali. Anche a me, quando ero rappresentante militare
italiano a Pechino, veniva chiesto di promuovere la tecnologia militare
italiana presso il governo cinese, ma lo feci con pessimi risultati. Non
conosco colleghi che non l’abbiano fatto, e molti, quelli che io chiamo
‘piazzisti’, hanno costruito così le loro carriere e le loro ricchezze“.
Mini
spiega come questa attività dei generali italiani venga lautamente
premiata da Finmeccanica generando un mostruoso conflitto
d’interessi. ”Questi servigi vengono ricompensati con importanti avanzamenti di carriera oppure con un pagamento differito
sotto forma di importanti incarichi aziendali e ricchi contratti di
consulenza una volta in pensione. Tutti i capi di stato maggiore sono
‘nominati’ da Finmeccanica, a volte perfino i ministri della Difesa,
come dimostra il caso Di Paola. Ma penso anche al suo amico Venturoni”
(ex capo di stato maggiore ora ai vertici di Finmeccanica, ndr). Per
aggirare il divieto di consulenza durante i cinque anni di servizio
ausiliario – rivela il generale – molti sanissimi ex capi di stato
maggiore diventano improvvisamente inabili, passando subito alla riserva, che non prevede divieti di sorta”.
Oltre
a trasformare la difesa della sicurezza nazionale in difesa degli
interessi dell’industria bellica nazionale, secondo l’ex comandante
della missione Kfor questa norma di semplificazione una cosa la
semplificherebbe di certo: “Questo provvedimento faciliterebbe la vendita di armi italiane a governi con i quali è difficile costruire rapporto di intermediazione, cioè governi instabili e coinvolti in conflitti interni come nel caso dell’Afghanistan, della Libia o della Somalia: scenari dove in passato, penso a Mogadiscio, a trafficare armi erano i nostri servizi segreti“.
Paesi
“a rischio”, li definisce il generale Mini: a rischio di violare quei
princìpi stabiliti dalla legge 185 del 1990 – espressamente richiamata
nella norma in discussione – che vieterebbe la vendita di armi a paesi
in guerra e a governi non democratici. Princìpi che, in presenza di
accordi di cooperazione e assistenza militare, possono essere
agevolmente aggirati per risollevare le sorti e i profitti della nostra
industria bellica nazionale.
Riceviamo dal ministero della Difesa e pubblichiamo:
Gentile Dott. Piovesana,
la
norma cui Lei fa riferimento riguarda attività di supporto
tecnico-amministrativo già in uso in molti stati occidentali. Si tratta,
in sintesi, di una misura efficace di cooperazione fra Stati
(Governo-Governo) limitata però ai governi con i quali esistono accordi
di cooperazione con il nostro Paese, molti dei quali già ratificati dal
Parlamento. La norma, peraltro, subordina la sua efficacia concreta al
pieno rispetto della legge 185/90 – una delle più restrittive e
trasparenti in materia – di realizzare programmi, anche relativi alla
fornitura di mezzi e sistemi, unitamente ad altre attività (ad esempio,
formazione, addestramento, supporto logistico) da parte delle stesse
forze armate. La misura consente di attivare, ma soltanto in presenza
dei richiamati stringenti vincoli (politici e normativi), un quadro di
facilitazione e di trasparenza a sostegno anche dell’industria
nazionale, come è sempre più spesso richiesto dai nostri partner
internazionali, che subordinano cooperazione industriale e relative
acquisizioni a quelle garanzie che solo uno Stato (tramite le sue
articolazioni ministeriali, Difesa ed Esteri) può dare. Si tratta,
quindi, di consentire al sistema paese, come già da tempo praticato da
molte nazioni, anche europee, di accrescere la cooperazione anche
industriale nell’area della difesa.
Il testo dell’articolo, tra l’altro, vincola chiaramente le attività alla legge 185/90, garantendo quella legittimità e quella correttezza procedurale che i commentatori da lei citati metterebbero in dubbio.
Cordiali saluti.
Il testo dell’articolo, tra l’altro, vincola chiaramente le attività alla legge 185/90, garantendo quella legittimità e quella correttezza procedurale che i commentatori da lei citati metterebbero in dubbio.
Cordiali saluti.
Ministero della Difesa - Servizio Pubblica Informazione
Replica Enrico Piovesana:
Prendiamo
atto della spiegazione ufficiale cortesemente inviata dalla Difesa, che
però, al di là di giudizi e interpretazioni, non smentisce la ferma
volontà di introdurre questa misura volta ad “accrescere la cooperazione
anche industriale nell’area della difesa”. Per quanto riguarda la
trasparenza dell’export militare, derivante dal rispetto della legge
185/90, si attende ancora che il governo renda noto il rapporto annuale
2012 sulle esportazioni di sistemi militari italiani, in grave e
incomprensibile ritardo rispetto ai termini di legge che ne impongono la
pubblicazione entro la fine di marzo.
(Fonte)
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